Tu sei la mia gioia

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Originaria di Milano, sono cresciuta in una famiglia cattolica in cui Gesù era “di casa”: i miei genitori mi hanno fatto conoscere il volto di un Dio buono, giusto, vicino, paterno. Fin da piccola ho frequentato l’oratorio: un luogo accogliente, dove ho sperimentato la gioia di donarsi nelle piccole cose. Crescendo, mi sono convinta sempre più che il Vangelo fosse come un manuale d’istruzione per la felicità: ottimo strumento per raggiungere il mio desiderio da adolescente di essere felice, pienamente felice. Andare in oratorio, perciò, mi sembrava la soluzione migliore: quello che si faceva mi piaceva, i discorsi dei vari educatori riguardavano spesso direttamente o indirettamente la felicità e, nello stesso tempo, avevo la percezione di vivere con gusto. È stata una scelta quotidiana molto faticosa e dolorosa, dal momento che a scuola, come tutti gli adolescenti, vivevo tanti contrasti: mi venivano proposti modelli di felicità molto diversi, la sopravvivenza in classe si basava sull’abilità di conquistare, dalle amicizie ai voti, inoltre io non mi piacevo com’ero e la mia prospettiva per il futuro era diventata quella di un continuo riscatto…in qualche modo mi sembrava di dover pagare sempre per avere.

A diciott’anni ho vissuto una grande delusione che riguardava gli adulti di cui mi ero fidata per anni: proprio quelle persone che mi parlavano di felicità avevano dimostrato di vivere diversamente da quello che dicevano, mostrando di essere come tutti gli altri. Questo è accaduto proprio nel momento in cui mi sentivo molto “fuori moda” perché frequentavo la Chiesa. Allora, perché fare tanta fatica per seguire questo manuale d’istruzioni, se poi i risultati erano quelli di una vita qualunque, dove ciò che conta è la conquista? Mi sembrava che anche l’amore fosse una conquista: bisognava sempre fare qualcosa per ottenere amore. Una grande rabbia, insomma, non solo verso chi mi aveva deluso “quaggiù”, ma anche “lassù”: non volevo avere più a che fare neanche con Dio. Io ero abituata a pregare, e per me la preghiera era parlare con Lui, non semplicemente dire delle formule. Un giorno, allora, feci questa preghiera: “Dio, togliti dalla mia vita”. Da quel giorno ho scoperto cosa significhi essere liberi: Dio dona all’uomo il “potere” di allontanarLo o di accoglierLo; Dio permette a me, creatura, di poter dire sì o no a Lui, il Creatore!

La vita, però, da quel momento ha cominciato a non avere più senso: io facevo le stesse cose di prima, esternamente tutto era uguale. Eppure tutto era cambiato: avevo iniziato a sopravvivere, non sognavo più, non pensavo al domani, volevo solo arrivare alla fine della giornata. Nulla mi dava più gioia, tanto che ad un certo punto mi ero convinta che vivere o morire fosse uguale. Dio non era un’idea dei miei genitori, ma una Persona che aveva condiviso con me la vita.

Nell’estate del 2004 sono andata ad Assisi con mia sorella: volevamo fare una vacanza nella verde Umbria, e per pagare poco siamo andate in una casa di suore. Per me è stata una svolta…una grazia! Ci hanno “incastrato” a seguire un corso, con molti giovani, dai frati e noi abbiamo accettato, come fosse parte del prezzo da pagare. Col cuore deluso, ero convinta che avrei ascoltato i soliti discorsi belli ma non veri. Quello che più mi ha colpito sono stati gli occhi di alcuni frati, che brillavano di luce: erano felici! Allora ho provato a rivolgermi di nuovo a Dio, dicendoGli: “Se veramente esisti, io voglio quella felicità!”. Era una sfida in cui credevo poco, ma che desideravo molto e Lui l’ha presa sul serio! In una catechesi, un frate disse davanti alla Porziuncola: “Chiedete al Signore qualcosa di impossibile!”. E io, sempre un po’ scettica, ci ho provato, perché non avevo nulla da perdere: più in basso di così mi sembrava di non poter finire. E così feci di nuovo questa richiesta: “Se esisti, voglio vivere quella felicità piena che solo una vita eterna può avere!”. Da qui è iniziato una nuova fase del mio cammino: è come se avessi aperto una breccia di nuovo nel cuore. Il Signore si è fatto subito presente, ed è ritornata così la voglia di vivere.

Negli incontri successivi che feci in quegli anni, Dio si è manifestato attraverso la Parola, che sentivo rivolta proprio a me: il Signore si è manifestato tanto umano da stupirmi e lasciarmi senza parole, un Dio che mi ha conquistato giorno dopo giorno, proprio come un giovane innamorato, con tanti piccoli segni. Ha rispettato i miei tempi, conoscendo tutto di me: gradualmente mi ha chiesto di stare con Lui, partendo da una semplice conoscenza per poi arrivare al vivere insieme.
Entrata in convento a ventitré anni, nel 2007, mi sembrava di aver raggiunto quella felicità che tanto desideravo: essere amata gratuitamente… e il Signore l’aveva dimostrato nel momento in cui io mi ero allontanata da Lui. Invece, il mio rapporto con Lui è stato faticoso, perché vero, tra due persone, ma sempre più profondo e sempre più impregnato di bellezza: vivere insieme con il Signore voleva dire non solo fare qualcosa con Lui, ma diventare una sola carne. Durante il tempo del noviziato ho scoperto che non solo Dio era la mia gioia, ma che anch’io ero la sua gioia: per me, era qualcosa di assurdo! Attraverso la Parola di Dio (da Isaia a Luca), è emerso che il mio nome esprimeva chi ero per Lui e la mia missione: Elena significa “luce, splendore”, e tanta Parola che risuonava in quell’anno diceva “Tu sei la mia gioia, la mia letizia”. È così che ho ritrovato il mio nome completo, Elena Letizia: essere la luce di Dio per gli altri, attraverso la letizia, cioè quella gioia così profonda che è presente anche nel dolore.

Oggi posso dire che la vera gioia non si conquista, ma che è un dono che si riceve ogni giorno: per me è Dio stesso la Gioia. Si manifesta nelle relazioni che vivo, in ciò che accade nella mia vita e nella relazione personale con Lui. La vera gioia, allora, non è un semplice stare bene, ma è una pienezza infinita chi può esserci soltanto nel vivere in Lui e con Lui ogni giorno, è vivere nell’Amore!

Per me un luogo molto significativo è stata la Porziuncola: lì ho sperimentato la misericordia di Dio, un amore che rende possibile ciò che è impossibile per me, che va oltre i miei limiti e che non pretende nulla. Ti ama aldilà dei “nonostante” che tante volte invece noi mettiamo. È assoluta gratuità, è Bellezza!

Elena Letizia Biffi